PROTOCOLLO PROVINCIALE MULTIAGENZIA (BAT)

Il protocollo provinciale multiagenzia della BAT nasce per rafforzare il sistema territoriale di prevenzione e contrasto allo sfruttamento lavorativo e al caporalato, mettendo insieme istituzioni, forze dell’ordine, enti locali, sindacati e terzo settore. Il documento parte dal riconoscimento che nella provincia il fenomeno più diffuso è quello del cosiddetto “lavoro grigio”, cioè rapporti formalmente regolari ma con violazioni su salari, orari e diritti, come riportato nel testo: «presenza di un formale contratto di lavoro, a cui tuttavia non segue il rispetto delle retribuzioni previste…». Il problema riguarda vari settori, dal turismo ai servizi, fino all’agricoltura stagionale che coinvolge soprattutto lavoratori non comunitari.

L’obiettivo generale del protocollo è creare un sistema coordinato e stabile che permetta di prevenire gli abusi, far emergere i casi, proteggere le vittime e accompagnarle verso un reinserimento dignitoso. Per farlo, la Prefettura istituisce un Tavolo permanente all’interno del Consiglio Territoriale per l’Immigrazione, luogo di confronto continuo tra tutti gli attori coinvolti. Il Tavolo avrà il compito di definire procedure operative comuni, condividere dati, monitorare il fenomeno e organizzare gruppi di lavoro dedicati all’emersione, all’identificazione dei casi e alla presa in carico integrata.

Le attività previste si muovono su più piani. Da un lato c’è la prevenzione, che passa attraverso la formazione dei cittadini stranieri ospitati nei CAS e nei SAI, affinché conoscano i propri diritti, i contratti, le buste paga e i rischi di sfruttamento, e attraverso la formazione degli operatori che lavorano con loro. Dall’altro c’è il contrasto vero e proprio, che richiede un coordinamento stretto tra Ispettorato del Lavoro, INPS, INAIL, Procura e forze dell’ordine, con l’uso sistematico di mediatori culturali durante ispezioni e indagini.

Una parte centrale del protocollo riguarda l’emersione dei casi. Quando viene individuata una situazione sospetta, si attiva una procedura che comprende la valutazione dei rischi, l’analisi di eventuali indicatori di tratta o grave sfruttamento e l’invio del caso ai servizi competenti. Per i minori o potenziali minori, la segnalazione passa immediatamente ai servizi sociali territoriali. La presa in carico delle vittime è pensata come un percorso integrato, perché chi subisce sfruttamento può avere bisogni complessi: problemi giuridici, mancanza di mezzi di sussistenza, difficoltà sanitarie o psicologiche legate alle condizioni di lavoro o al percorso migratorio.

Il protocollo prevede infine interventi per il reinserimento socio-lavorativo, attraverso percorsi di formazione, orientamento, bilancio delle competenze e accompagnamento al lavoro, con l’obiettivo di restituire autonomia e dignità alle persone coinvolte. Tutto questo si inserisce in una logica di capacity building del territorio, per rendere più forti e coordinati i servizi pubblici e privati che operano su questi temi.

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